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Capitolo 3. La conoscenza.
La porta si chiuse alle loro spalle con un tonfo secco.
Per qualche secondo nessuno parlò.
L'unico rumore era il crepitio della torba nel camino e il ticchettio lento di una decina di strumenti meccanici disseminati per la stanza. Alcuni sembravano vecchi barometri navali. Altri assomigliavano a sismografi costruiti a mano.
Charlotte li osservò uno a uno.
«Lei sapeva dell'impulso.»
Non era una domanda.
Cooper prese una teiera nera dal bordo del camino e riempì tre tazze di terracotta.
«No.»
Oliver alzò un sopracciglio.
«No?»
«Sapevo che sarebbe arrivato. Non quando.» Posò una tazza davanti a ciascuno di loro. «C'è una differenza enorme.»
Oliver estrasse i fogli stampati e li lasciò cadere sul tavolo.«Trentatré hertz. Tre secondi e trentatré. Giza. Teotihuacán. Yonaguni. Xi'an. Tutte le strutture hanno risposto.»
Cooper annuì lentamente. «Naturalmente.»
«Naturalmente?» sbottò Charlotte. «Lei parla come se fosse normale.»
«Perché lo è.»
Il vecchio si avvicinò a uno scaffale e ne estrasse un cilindro di cartone ingiallito, lo srotolò sul tavolo. Era una carta geografica, non mostrava confini politici. Né città. Né strade. Solo una rete di linee che attraversava il pianeta collegando centinaia di punti, Oliver riconobbe immediatamente alcune coordinate.
Giza.
Machu Picchu.
Stonehenge.
Teotihuacán.
Le piramidi cinesi.
Decine di luoghi che l'archeologia moderna considerava scollegati tra loro.
«Cos'è questa?»
«Una mappa di risonanza.»
«Di cosa?»
Cooper fissò il fuoco. «Del pianeta.»
Charlotte sbuffò. «Non esiste una cosa simile.»
«Eppure il tuo computer ha registrato l'impulso.»
La ragazza rimase in silenzio, Cooper indicò una delle linee. «Voi due state commettendo lo stesso errore che commettono tutti.»
«Quale errore?»
«Pensare che il segnale provenga dalle piramidi.»
Oliver sentì un brivido attraversargli la schiena. «Non proviene da lì?»
«No.»
Il professore batté un dito al centro della mappa. «Proviene da qui.»
«Qui dove?»
Cooper alzò lo sguardo. «Dal nucleo terrestre.»
Nella stanza tornò il silenzio, persino il camino sembrò abbassare la voce, Charlotte incrociò le braccia. «Sta dicendo che il centro del pianeta ha inviato un impulso sincronizzato a tutte le strutture megalitiche della Terra?»
«Sto dicendo che le strutture megalitiche non sono trasmettitori.» Indicò nuovamente la mappa. «Sono amplificatori.»
Oliver sentì il cuore accelerare. «Amplificatori di cosa?»
Cooper impiegò qualche secondo a rispondere. «Di una valvola di sicurezza.»
Charlotte rise. Una risata breve. Incredula. «Una valvola di sicurezza planetaria.»
«Esattamente.»
«E sicurezza da cosa?»
Il vecchio la fissò. Per la prima volta i suoi occhi mostrarono qualcosa che assomigliava alla paura. «Dall'umanità.»
Il vento colpì le finestre del cottage. Oliver abbassò lo sguardo sulla mappa. «Lei sta dicendo che il pianeta sta reagendo.»
«No.» Cooper scosse lentamente la testa. «Sto dicendo che ha già iniziato a reagire.» Si avvicinò a un vecchio schedario metallico e ne estrasse una cartella, dentro c'erano decine di grafici tracciati a mano, alcuni risalivano a quarant'anni prima, altri a venti, altri a pochi mesi. Le curve salivano tutte nella stessa direzione.
«Sapete qual è la cosa più inquietante?»
Oliver e Charlotte non risposero.
«L'impulso di stanotte è stato il più debole mai registrato.»
Oliver sentì lo stomaco stringersi. «Quanto tempo abbiamo?»
Cooper rimase in silenzio, poi prese uno dei grafici e lo spinse verso di loro. In fondo alla pagina, scritto a matita, c'era un numero.
"2"
«Due cosa?»
«Due impulsi.»
Charlotte impallidì. «Ne arriverà un altro?.»
«Sì.»
«Quando?»
«Questo,» disse Cooper, tornando a sedersi davanti al camino, «è esattamente ciò che dobbiamo scoprire.» Il vecchio si alzò dalla poltrona accanto al camino, per qualche secondo nessuno parlò. Il vento dell'Atlantico fischiava tra le pietre del cottage. Cooper attraversò la stanza fino a una vecchia cassettiera di quercia consumata dal tempo, aprì il cassetto inferiore ed estrasse un tubo di cartone legato con uno spago, lo posò sul tavolo.
Oliver riconobbe immediatamente il gesto. Era il modo in cui il professore trattava le cose importanti, con lentezza. Quasi con rispetto. Cooper sciolse il nodo, srotolò il documento. Non era una carta archeologica, non mostrava piramidi, non mostrava città.
Charlotte si piegò in avanti. «Cos'è?»
«La vera mappa.»
«Di cosa?»
«Del problema.»
Sul foglio compariva una rete di curve irregolari che attraversavano il pianeta. Linee blu. Linee rosse. Numeri scritti a matita. Date e coordinate.
Annotazioni.
Sembrava più la cartella clinica di un paziente che una carta geografica, Oliver aggrottò la fronte. «Non capisco.»
«Lo so.»
Cooper indicò una delle linee. «Perché stai guardando le conseguenze.» Poi spostò il dito. «Non la causa.»
Il professore prese uno dei fogli stampati da Charlotte, quello con l'impulso delle 03:33, lo appoggiò sopra la mappa. Le coordinate coincidevano, perfettamente.
Oliver sentì lo stomaco stringersi. «No.»
«Sì.»
«È impossibile.»
«No. È solo scomodo.»
Charlotte incrociò le braccia. «Ci sta dicendo che il segnale non è partito dalle piramidi.»
«Esatto.»
«E allora da dove?»
Cooper non rispose subito, guardò il fuoco, come se stesse decidendo se fosse il caso di pronunciare quella frase, poi allungò il dito verso l'estremo nord della carta, molto oltre la Groenlandia, molto oltre il Canada. In mezzo a un vuoto bianco, un punto senza nome
«Qui.»
Oliver scoppiò a ridere, una risata nervosa. «È il nulla.»
«Appunto.»
«Cosa c'è lì?»
«La sorgente.»
Charlotte si avvicinò ancora. «Non è il Polo Nord.»
«No.»
«Allora cos'è?»
Per la prima volta Cooper sembrò stanco. Molto stanco. Come un uomo che aveva aspettato quarant'anni per fare quella confessione. «Il Polo Nord geografico è un'invenzione delle mappe.» Indicò il punto, «Questo è il Polo Nord magnetico.»
«Il cuore.»
Charlotte guardò Oliver. Oliver guardò Cooper. Nessuno parlò, fu il vecchio a rompere il silenzio. «Le piramidi non stanno accendendo il motore.» «E allora cosa stanno facendo?» Cooper lasciò ricadere lentamente la mano sul tavolo. «Stanno contando alla rovescia.» Il silenzio tornò a riempire il cottage.
Fuori, il vento dell'Atlantico faceva vibrare i vetri delle finestre. Nel camino la torba crepitava lenta, diffondendo nella stanza un odore antico di fumo e legno umido, Oliver fissava ancora il punto rosso sulla mappa, il Nord Magnetico, non una piramide.
Solo un punto sperduto ai confini del mondo. Sentì il cuore accelerare, si voltò verso Charlotte. «Sei con me?»
Per la prima volta da quando erano arrivati, sul volto della ragazza comparve un sorriso sincero.
Scosse leggermente la testa. «Ollie...» Appoggiò i gomiti sul tavolo. «Questa storia è un trip assurdo.» Il sorriso si allargò. «Me lo chiedi pure?»
Oliver ricambiò il sorriso, era la risposta che sperava, Cooper li osservò per qualche secondo senza dire niente, poi si avviò nella stanza accanto, dopo poco tornò con in mano una scatola di cartone, la portò sul tavolo, tirò fuori una fotografia ormai ingiallita dal tempo.
La posò davanti ai ragazzi, Oliver la prese in mano. L'immagine era sbiadita, tre uomini sorridevano davanti a una costruzione di legno battuta dal vento e dalla neve.
A giudicare dall'aspetto doveva essere stata scattata almeno quarant'anni prima.
Uno dei tre era immediatamente riconoscibile, anche con quarant'anni in meno e senza barba.
Arthur Cooper.
Il professore indicò l'uomo al centro della fotografia, un individuo alto e magro, con gli occhiali e un'espressione concentrata che sembrava incapace di rilassarsi persino davanti a una macchina fotografica.
«Questo è il professor Elias Vinter.» La sua voce si abbassò leggermente. «Un genio.»
Charlotte osservò la foto. «Geomagnetismo?»
Cooper annuì, «Molto di più. È stato il primo a capire che il fenomeno non era casuale. Aveva intuito l'esistenza del ciclo decenni prima che comparissero le prime anomalie moderne.» Indicò la fotografia. «Provò a pubblicare i suoi studi.» poi sorrise amaramente. «Lo ridicolizzarono.»
«Classico», commentò Charlotte.
«Già.»Il professore rimase qualche secondo in silenzio. «Lo fecero passare per pazzo. Gli tagliarono i fondi. Gli chiusero tutte le porte.»
Oliver abbassò lo sguardo sulla foto. «E lui?»
«Fece quello che fanno gli uomini intelligenti quando il mondo smette di ascoltarli.» Cooper indicò la costruzione sullo sfondo. «Se ne andò.» Il suo dito sfiorò la fotografia. «Si costruì una stazione geomagnetica nel nord del Canada. Un posto dove nessuno sarebbe mai andato a cercarlo.»
Il vecchio sorrise appena. «Questa fotografia l'abbiamo scattata lì.»
Charlotte continuò a fissare l'immagine. «Eravate amici.»
«Molto.» Per un attimo lo sguardo di Cooper si perse tra le fiamme del camino. «Poi io tornai qui, nella mia isola.» Indicò distrattamente l'esterno del cottage. «Ci scrivevamo. Una lettera ogni tanto. Condividevamo dati, osservazioni, ipotesi.» La sua espressione si fece improvvisamente più cupa. «Poi un giorno smise di rispondere.»
Nessuno parlò.
«Di colpo, sparito nel nulla.»
Il vento colpì le finestre. Oliver osservò nuovamente la fotografia, poi notò il terzo uomo, massiccio, barba corta, giacca da aviatore, occhi chiarissimi. «E lui?»
Cooper seguì il suo sguardo. Per la prima volta da quando avevano iniziato a parlare, un mezzo sorriso comparve sul suo volto. «Lui è Jack Mercer.» il professore prese un foglio bianco da una pila di documenti. Cominciò a scrivere, la penna scorreva lentamente sulla carta, quando ebbe finito, piegò il foglio con estrema cura.
Aprì un cassetto. Ne tirò fuori una busta color avorio ed inserì il foglio all'interno, poi la sigillò.
Infine spinse sia la fotografia sia la busta verso Oliver. «Adesso ascoltatemi bene.» I due ragazzi si fecero immediatamente seri. «Prendete il primo volo disponibile per il Canada.»
«E poi?» chiese Oliver.
«Poi andate a nord.» Cooper prese un secondo foglio e vi annotò un indirizzo, lo porse a Oliver. «Noleggiate un'auto.»
«E ci presentiamo qui?»
«Esatto.»
Oliver lesse l'indirizzo, una cittadina che non aveva mai sentito nominare, in mezzo al nulla, alzò lo sguardo. «Chi troveremo?»
«Mercer.»
Oliver guardò la fotografia.
Poi il professore.
«È ancora vivo?»
«L'ultima volta che ho controllato, sì.»
Charlotte rise, «Molto rassicurante.»
Cooper ignorò la battuta, indicò la foto. «Gli mostrerete questa.» Poi appoggiò una mano sulla busta sigillata. «E gli consegnerete questa.»
Oliver la osservò. «Cosa c'è dentro?»
«Una vecchia promessa.»
«E basta?»
«E basta.»
Charlotte aggrottò la fronte. «E se non volesse aiutarci?»
Cooper si appoggiò allo schienale della sedia. Le fiamme del camino si riflettevano nei suoi occhi, «Se Mercer capirà perché siete lì, il vostro viaggio continuerà.» Lo sguardo del professore si fece improvvisamente distante, come se stesse osservando qualcosa molto lontano nel tempo. «Altrimenti...» Il vento ululò oltre le pareti di pietra. «Tornate a casa.»
«E pace sia.»
Continua...